La frequenza ideale e i tempi massimi in cui un cane può trattenere la pipì senza uscire

La frequenza ideale e i tempi massimi in cui un cane può trattenere la pipì senza uscire

Franco Vallesi

Gennaio 30, 2026

Osservare quante volte un cane fa pipì durante la giornata potrebbe sembrare un dettaglio marginale, invece è un chiaro indicatore della sua salute generale e di come se la passa, insomma. Chi vive con un amico a quattro zampe sa bene quanto sia necessario pianificare le uscite, specie se non si ha un giardino privato a disposizione. La frequenza giusta e la durata per cui il cane riesce a trattenere l’urina dipendono da vari elementi: età, taglia, condizioni fisiche e così via. Stare lì a capire i suoi tempi aiuta a mettere in pratica soluzioni per mantenere nel tempo la sua salute urinaria, evitando guai futuri.

In linea di massima, un cane adulto in buona forma richiede almeno tre uscite quotidiane: mattina, pomeriggio e sera. C’è chi riesce a gestirne anche solo due, ma diciamo che non è l’ideale per tenere sane le vie urinarie e la pulizia in generale. I cuccioli, invece, hanno bisogno di più attenzione perché la loro vescica è piccolissima e il metabolismo accelera tutto quanto, facendo sì che debbano uscire ogni due o tre ore: tutto normale nei primi tempi di vita. Certo, questo implica una certa costanza nell’addestramento e nell’accoglienza in casa. Poi ci sono gli anziani, che faticano a trattenere l’urina a causa – diciamo – del calo muscolare e neurologico: qui il rischio è di attendere troppo a lungo prima di uscire, con conseguente stress e incidenti domestici in agguato.

C’è un punto che spesso sfugge: l’alimentazione. Un cane che mangia dietro cibi umidi o beve di più finirà per fare pipì più spesso, una cosa da valutare nel caso di spazi piccoli in casa. Insomma, conoscere la frequenza delle uscite e quando il cane ha proprio bisogno di andare a fare i suoi bisogni è un fatto pratico, ma con radici abbastanza complesse da capire e da gestire ogni giorno con un po’ di attenzione.

Come l’età e la taglia influenzano la frequenza delle uscite

Quando si parla di quante volte un cane deve uscire per pisciare, pesa tanto l’età e la taglia. Nei cuccioli il problema è la vescica, che ancora deve crescere bene a misura. Una regola semplice – e un po’ empirica – suggerisce che ore di tolleranza siano poco più rispetto ai mesi di vita: un cucciolo di due mesi, per esempio, può trattenere la pipì circa tre ore, mentre uno di cinque mesi arriva a circa sei ore. Ma, credimi, meglio non rischiare più di tanto o la casa si trasforma! Quel piccolo organo è fragile, non regge lunghe attese.

La frequenza ideale e i tempi massimi in cui un cane può trattenere la pipì senza uscire
La frequenza ideale e i tempi massimi in cui un cane può trattenere la pipì senza uscire – igeamedspa.it

Gli adulti imparano a controllare meglio lo sfintere: raggiunta la maggiore età canina, uno-due anni, riescono a stare anche 8-10 ore senza uscire, soprattutto mentre dormono la notte. Però tiene conto che durante il giorno la pausa dev’essere più corta, altrimenti stanno male. Riguardo alla taglia: i cani grandi hanno una vescica capiente, mentre i piccolini, tipo i toy, hanno una vescica piccola e un metabolismo che va alla grande, per cui devono uscire di più. Specie se abiti in un appartamento – roba che vale per tante zone urbane, tipo il centro di Milano –, la gestione delle uscite diventa cruciale per il benessere del cane.

Gli esperti notano un fatto interessante: se il cane beve molto e quindi fa pipì spesso, può esserci qualcosa che non va, come la poliuria, segno di disturbi seri tipo diabete o problemi ai reni. Se invece fa fatica a urinare o addirittura non ci riesce, bisogna intervenire subito, perché si rischia un blocco urinario, che è una vera emergenza. Dillo a chi pensa siano dettagli da trascurare: a volte sono segnali importanti di salute.

Le differenze tra maschi e femmine e il valore dell’ultima uscita serale

La differenza nel modo in cui i cani fanno pipì, spesso, dipende anche dal sesso. Le femmine tendono a svuotare la vescica in poche occasioni al giorno, magari concentrando tutto in una o due uscite. I maschi, al contrario, tendono a fare diverse pipì in piccole dosi, soprattutto per segnare il territorio: un comportamento che si manifesta tra i sei e i nove mesi. Ecco, una cosa innata, legata a segnalazioni sociali e olfattive. Durante il calore, in più, le femmine aumentano la frequenza per rilasciare odori che attirano i maschi – curiosa cosa, no?

Sguardi attenti ai cambiamenti nel comportamento. Se un cane, apparentemente senza motivo, comincia a chiedere di uscire più spesso o se torna a sporcare in casa, potrebbe essere stressato o avere infezioni urinarie o cistiti. Prima di pensare a problemi di educazione, meglio far visitare l’animale per escludere problemi fisici: spesso la causa è proprio lì, e non psicologica.

L’ultimo giro serale non va mai sottovalutato. Come succede agli umani, la vescica va svuotata bene prima di andare a dormire: questo riduce il ristagno di urina, un terreno fertile per la proliferazione batterica. Anche con il freddo fuori, è utile dedicare qualche minuto in più alla passeggiata serale, cosa che aiuta il cane a scaricare energie residue e a rilassarsi. Meglio per lui, ma anche per chi gli vuole bene e vive con lui. Più di otto-nove ore di distanza tra l’ultima uscita della notte e la prima del giorno seguente? Meglio no, se si vuole evitare problemi tipo infezioni o incontinenza specialmente negli anni avanti.

In città o in case con poco spazio, organizzare bene le uscite tenendo a mente tutte queste cose non è solo raccomandabile, ma quasi indispensabile. Capire quando e quanto spesso Fido fa la sua pipì aiuta a scovare problemi di salute prima che diventino seri. Piccole attenzioni quotidiane che possono fare la differenza nel lungo periodo e mantenere forte l’equilibrio del benessere del tuo cane.

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