Quando l’inverno fa il suo ingresso, non si cambia soltanto l’umidità fuori, ma anche il nostro corpo – e specialmente il cervello – risente di certi cambiamenti. La variazione di luce e temperatura nell’ambiente influisce sulle esigenze nutrizionali del sistema nervoso, richiamando l’attenzione su come ciò che mangiamo condiziona la mente. La plasticità cerebrale, cioè la capacità del cervello di adattarsi a stimoli esterni come il freddo o le giornate più corte, richiede alcune sostanze nutrienti particolari, soprattutto grassi, per mantenere vivo il funzionamento cognitivo. Però, spesso, chi si lascia guidare da abitudini alimentari sbagliate nei mesi più freddi finisce per rallentare l’attività mentale e perdere concentrazione.
C’è chi, vivendo in città, fatica a percepire il legame stretto tra ciò che succede fuori e le risposte del nostro metabolismo. In inverno, il corpo attiva meccanismi biochimici antichi che modificano il modo in cui il cervello usa i nutrienti, portandoci a preferire cibi che non sempre fanno bene. Serve quindi una certa attenzione nel selezionare i grassi da assumere, Poiché non tutti incidono allo stesso modo sul sistema nervoso. Alcune scelte alimentari, insomma, rischiano di peggiorare la stanchezza mentale o aumentare l’infiammazione.
Il ruolo dei grassi nella struttura e funzionalità del cervello
Sapevi che il cervello umano contiene circa il 60% di lipidi? Non si tratta di carburante, ma di elementi strutturali essenziali. Le membrane dei neuroni, formate da un doppio strato di grassi, influiscono sulla velocità con cui i segnali chimici ed elettrici si muovono da una cellula all’altra. Se le membrane risultano troppo rigide, la trasmissione rallenta; se invece sono più fluide, tutto viaggia più veloce, con maggiore efficienza.

Nei mesi freddi il punto è questo: la temperatura e la luce ambientale influenzano indirettamente il tipo di grassi che il cervello ha bisogno. Il corpo reagisce aggiustando il metabolismo e cambiando le preferenze di gusto, spingendoci a scegliere alimenti ricchi di grassi saturi e zuccheri raffinati – spesso quasi irresistibili. Peccato che questi ultimi possano aggravare l’infiammazione cerebrale e compromettere così la capacità di ragionare con lucidità.
Chi abita in città ha notato come durante l’inverno aumenti il consumo di cibi pesanti e poco bilanciati, Ecco cosa succede: la microglia, le cellule cerebrali incaricate di proteggere il cervello, si attivano in una certa maniera, liberando sostanze infiammatorie. La parte più colpita è l’ippocampo, la zona responsabile della memoria. Il risultato che ne deriva? Un senso diffuso di nebbia mentale e spossatezza, che molti tendono a scambiare per semplice stanchezza, senza capire la complessità del fenomeno.
Quali grassi scegliere per mantenere il cervello efficiente in inverno
Osserviamo gli animali dei climi freddi: accumulano negli organi, cervello compreso, elevati livelli di acidi grassi polinsaturi come gli Omega-3, necessari per mantenere le membrane nervose morbide e funzionanti, anche con temperature rigide. Negli esseri umani la gestione del calore è diversa, certo, ma la chimica delle membrane neuronali segue leggi simili – e richiede nutrienti capaci di contrastare indurimenti e infiammazioni legate al freddo.
Il DHA e l’EPA – due acidi grassi essenziali – giocano un ruolo chiave nello sviluppo e nella comunicazione fra neuroni. Nell’inverno, la frequente mancanza di luce solare peggiora spesso la loro carenza, influenzando umore e apprendimento. Ecco perché, nei mesi più freddi, meglio non tagliare il consumo di grassi ma concentrarsi su quelli giusti.
Dare spazio a pesci come salmone selvatico, sgombro, alici e sardine per almeno tre volte a settimana è un’ottima idea: oltre agli Omega-3, sono fonti naturali di vitamina D, una vitamina difficile da assumere a sufficienza solo con i cibi in inverno. Anche l’uso abituale di olio extravergine d’oliva aiuta, grazie all’oleocantale, un composto antinfiammatorio cui si attribuiscono effetti simili a quelli di alcuni farmaci, come l’ibuprofene. Utile insomma contro l’infiammazione cronica che può compromettere il pensiero chiaro.
Non va dimenticata la frutta secca, specialmente le noci: bilanciano bene grassi sani e fibre, che contribuiscono a mantenere la glicemia stabile, aspetto molto importante per la funzionalità cerebrale. Anche le uova, consumate con moderazione e cotte in modo leggero, danno valore aggiunto con il loro apporto di colesterolo cerebrale e colina, indispensabili per la formazione delle sinapsi e il supporto dei circuiti neuronali.
Il messaggio insomma si può riassumere così: adattare il modo di mangiare alle stagioni non è una moda, ma una risposta fisiologica, che aiuta la neuroplasticità. In inverno, quando la luce diminuisce e l’attività cala, l’alimentazione diventa il miglior alleato per tenere il cervello fresco e vigile. Tagliare i grassi sembra saggio, ma quel che conta davvero è la loro natura, perché da lì dipendono la salute mentale e la capacità di mantenere alta la concentrazione.
Quando la fame cambia con l’arrivo del freddo, vale la pena ricordare: il cervello vuole non solo energia, ma nutrienti specifici, di qualità, pronti a sostenerlo nella prontezza e nell’apprendimento quotidiano. Lo dicono anche molti italiani, soprattutto al Nord, che negli ultimi tempi hanno capito quanto l’alimentazione influisca sulla vitalità mentale.
