Pensioni febbraio 2026: chi riceverà aumenti e le ragioni ufficiali degli incrementi mirati

Pensioni febbraio 2026: chi riceverà aumenti e le ragioni ufficiali degli incrementi mirati

Franco Vallesi

Gennaio 22, 2026

Ogni mese tanti pensionati si ritrovano a guardare il cedolino e a chiedersi: “Ma perché la pensione cambia così spesso?”. Spesso, tra tasse, conguagli e l’adeguamento legato all’inflazione, il risultato sembra un po’ una giungla di numeri. Ad oggi, grazie all’area riservata dell’INPS – accessibile con SPID, CIE o CNS – è possibile dare un’occhiata in anticipo alle proprie cifre. Spicca un fenomeno particolare: tra gennaio e febbraio quasi sempre si nota un aumento. Ma quale è la ragione? Spesso gennaio mostra un importo più basso, poi a febbraio arriva il conguaglio. Dietro a tutto ciò ci sono le modalità con cui si applicano contributi e trattenute fiscali, variabili durante l’anno.

Il motivo dietro l’aumento della pensione a febbraio

A gennaio si applica la perequazione delle pensioni, l’adeguamento automatico per tenere conto dell’inflazione dell’anno passato. Sembra logico pensare che già da subito la pensione salga, ma spesso accade il contrario. Ecco il punto: l’INPS procede a trattenute per conguagli fiscali riferiti all’anno appena concluso. Questi conguagli sistemano eventuali differenze nelle imposte dovute e – banalmente – riducono l’importo che si vede a gennaio. Naturalmente, molti pensionati si trovano a gestire questo “appesantimento” già all’inizio dell’anno.

Pensioni febbraio 2026: chi riceverà aumenti e le ragioni ufficiali degli incrementi mirati
Banconote da 500 e 200 euro sparse. Le pensioni, soggette a conguagli e adeguamenti, spesso cambiano di importo ogni mese. – igeamedspa.it

Con febbraio la situazione si sistema. Ci si ritrova davanti al pagamento pieno, aggiornato per il nuovo anno, che include la rivalutazione percentuale decisa ogni volta. Per esempio, nel 2026 l’adeguamento è fissato all’1,4%, il che dovrebbe tradursi in un aumento rispetto a dodici mesi prima. Però, attenzione: non tutte le pensioni crescono allo stesso modo, perché la rivalutazione cambia in base all’importo mensile – un dettaglio di non poco conto, stabilito dalla legge.

Come funziona la perequazione e cosa cambia davvero per ogni pensionato

La perequazione non si applica a tutte le pensioni con la stessa percentuale, ma segue scaglioni diversi secondo l’importo mensile. Come funziona? Se la pensione è fino a circa 2.415 euro lordi al mese (equivalenti a quattro volte il trattamento minimo), l’aumento arriva al 100% della perequazione, quindi +1,4%. Per la fascia che supera questo tetto fino a cinque volte il minimo, circa 3.020 euro lordi, la percentuale si riduce al 90%, che corrisponde a un +1,26%. La parte che eccede questa soglia ottiene un adeguamento ulteriormente ridotto, pari al 75%, cioè +1,05%. Insomma, un sistema fatto per favorire principalmente chi prende pensioni più basse, cercando di preservare il potere d’acquisto di chi ha meno.

In inverno – e lo notano in molti – arrivano complicazioni non da poco. Le ritenute fiscali, relative al saldo IRPEF e a eventuali addizionali comunali o regionali, si fanno sentire soprattutto a gennaio. Così, se ci si ferma al solo aumento percentuale, risulta difficile capire perché l’importo in busta paga non “quadra”. Servirebbe uno sguardo attento al cedolino disponibile online, che fotografa alla perfezione tutte le voci e aiuta a prevedere eventuali sorprese.

Non tutti vedono un aumento netto a febbraio, però. A volte ci sono casistiche particolari, legate a situazioni personali o a riconteggi fiscali più complessi. Dare un’occhiata al cedolino prima del pagamento diventa allora la mossa più saggia per evitare dubbi e organizzare la gestione economica di casa con un minimo di anticipo.

Dietro alla variazione tra gennaio e febbraio ci sono molte regole tecniche mescolate a aggiornamenti fiscali. Per chi non segue il tema da vicino, il fenomeno può passare inosservato – ma gli effetti sono reali, soprattutto nelle tasche di tanti pensionati sparsi dal Nord al Sud Italia. Ecco, quindi, come la routine della fine e dell’inizio anno impatta sulle finanze di chi vive nelle diverse aree del Paese, con un peso evidente sui bilanci invernali.

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