Tre anni consecutivi oltre 1,5°C: un chiaro segnale del cambiamento radicale del pianeta

Tre anni consecutivi oltre 1,5°C: un chiaro segnale del cambiamento radicale del pianeta

Franco Vallesi

Gennaio 21, 2026

Negli ultimi anni, il pianeta ci ha mandato segnali chiari: la temperatura media globale continua a salire, superando costantemente la soglia di 1,5°C rispetto all’epoca preindustriale. Non si tratta soltanto di un numero su un grafico, ma di un cambiamento climatico reale, guidato da meccanismi fisici che spesso sfuggono all’occhio comune. Pensiamo, per esempio, all’inerzia termica accumulata dagli oceani e all’alterazione del ruolo dell’Artico, ormai incapace di mantenere la sua funzione di termoregolatore naturale.

Nel 2024 il pianeta ha toccato un +1,6°C, valore che supera la soglia critica. Il 2025, invece, ha visto un riscaldamento leggermente più contenuto, intorno a +1,47°C. È un processo lento, ma costante: gli oceani, dopo aver immagazzinato calore per decenni, ora lo rilasciano in atmosfera. Così il riscaldamento accelera. Le emissioni di anidride carbonica prodotte due decenni fa continuano a pesare; si sommano al calore nascosto nelle profondità marine.

Vale la pena soffermarsi su un aspetto spesso trascurato: la risposta del sistema climatico non scatta all’istante, c’è una persistente inerzia termica, che rallenta e al contempo protrae nel tempo gli effetti dei cambiamenti. Superare 1,5°C non significa disastro immediato, ma entrare in una fase più delicata, difficile da governare, come una salita che diventa sempre più ripida e insidiosa. Ogni passo avanti si fa faticoso, i rischi aumentano, e l’errore è sempre dietro l’angolo.

Il clima oltre il limite: una salita graduale e rischiosa

C’è chi pensa che superare i 1,5 gradi equivalga a un salto netto verso un disastro. Non funziona così, anzi, immaginate una lunga scalata: il terreno diventa via via più inclinato, ogni metro percorso richiede più sforzo e il pericolo cresce costante. Anche i piccoli incrementi di temperatura possono attivare meccanismi pericolosi, chiamati tipping points, ovvero soglie critiche oltre le quali il sistema potrebbe cambiare in modo irreversibile.

Tre anni consecutivi oltre 1,5°C: un chiaro segnale del cambiamento radicale del pianeta
Un termometro rialzato su una Terra in fiamme segnala l’allarme climatico: il pianeta è sempre più caldo, con gravi conseguenze. – igeamedspa.it

Uno di questi riguarda il permafrost che si scioglie per sempre, l’altro la destabilizzazione dei ghiacci artici, ce ne sono molti altri relativi agli ecosistemi terrestri e marini. Sul piano pubblico, spesso tutto questo rimane poco chiaro. Peccato, perché il modo in cui questi fenomeni evolvono influisce moltissimo sulle previsioni future e su come gestire l’ambiente.

Spesso si tende a ridurre il cambiamento climatico a una linea di demarcazione netta: sopra o sotto, dentro o fuori. Ma la realtà è diversa. I danni aumentano poco a poco, e diventa sempre più difficile contenerli. Non è come spegnere una luce o accenderla rapidamente, ma piuttosto un terreno irregolare da attraversare con cautela – e molta attenzione.

Il ruolo dell’Artico e l’impatto sulle dinamiche meteorologiche europee

Il Nord e il Sud della Terra, i Poli, stanno cambiando: nel 2025 l’Antartide ha registrato temperature da record, mentre l’Artico è ancora tra le zone più calde in assoluto. Questa anomalia non resta senza conseguenze. Sul clima europeo, Italia compresa, pesa molto il confronto termico tra equatore e regioni polari – è un dettaglio non da poco.

La differenza di temperatura anima la Corrente a getto, una fascia di vento molto potente che spinge le perturbazioni verso il nostro continente. Ma con l’Artico in riscaldamento rapido, il divario termico si riduce e la Corrente rallenta. Ne escono condizioni atmosferiche più instabili: piogge intense e prolungate che causano alluvioni, e al contempo anticicloni bloccanti che portano siccità, fenomeni visibili spesso nel Sud Italia e in Sicilia, tanto per fare due esempi.

Nel bacino del Mediterraneo il calore è una costante. Al Nord – dalle parti di Milano o Genova – l’aria fredda atlantica scontra mari caldi, che rilasciano vapore acqueo: temporali forti e alluvioni lampo sono all’ordine del giorno. Al Sud, invece, le “cupole” anticicloniche bloccano le perturbazioni; ecco perché, qui, la siccità si protrae, specie in aree come la Sicilia.

Infrastrutture sotto pressione e costi crescenti degli eventi estremi

Nel 2025 i danni economici causati dagli eventi meteorologici estremi hanno superato i 107 miliardi di dollari. Parliamo di incendi tremendi e uragani con venti quasi a 300 km/h. Ma la vera domanda è: quanto sono pronti i sistemi umani a questi cambiamenti sempre più frequenti e intensi? Spesso non abbastanza.

Molte infrastrutture urbane – reti elettriche, impianti idraulici, sistemi di drenaggio – sono calibrate su modelli climatici superati. Ergo, quando arrivano eventi “storici” che prima erano rari, ora non fanno che provocare danni maggiori. Clima instabile, popolazione densa: una combinazione esplosiva.

Il quadro globale è complicato. Le divergenze tra potenze e la scarsa applicazione degli impegni internazionali frenano le azioni concrete. Così la situazione peggiora senza sosta, mentre il monitoraggio continuo dei dati climatici resta un passaggio obbligato per orientare scelte e misure di adattamento.

Adattarsi non vuol dire arrendersi, ma cercare un modo pragmatico di convivere con un sistema in evoluzione, spesso imprevedibile. Molte città italiane – e non solo – ce ne stanno rendendo conto con stagioni sempre più anomale e temperature che non accennano a stabilizzarsi.

Alla fine, resta una domanda pesante: come racconteremo tutto questo alle generazioni che verranno? Diremo di aver visto la Terra trasformarsi e di aver fatto poco? O che, consapevoli della posta in gioco, abbiamo provato a contenere i danni? Non è cosa da poco.

Un consiglio? Il pianeta continuerà a girare, ma la vita umana e quella di molte specie rischia di diventare insostenibile se non si interviene con la dovuta urgenza. Lo notiamo tutti, specialmente nelle grandi città italiane, nei cambiamenti climatici quotidiani e nelle stagioni sempre più imprevedibili.

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